martedì 11 giugno 2013

05 Racconto: Contest "Una pagina per un libro"

di Antonella Sgueglia


Federico Marino era un ragazzo solare che emanava gioia di vivere solo a guardarlo. I capelli di un biondo scuro ramato luccicavano allor che spuntassero le prime luci dell’alba, mentre il buio della notte risaltava il bagliore degli occhi verde acqua marina.
La bellezza non era la sua arma principale, o meglio, non quanto l’empatia che lo rendeva irresistibile.
Un fascino adorato da tutti tant'è che alcuni ne azzardavano una pallida imitazione ma lui… lui era diverso, perlomeno fino a quando scoprì la vera natura dei suoi compagni.
Quando gli altri cominciarono a trasmutarsi, il ragazzo dalle labbra vermiglie ebbe il timore di quanto stesse succedendo ai coetanei ed impallidì al pensiero che la medesima sorte stesse ad attenderlo in agguato.
Federico rifiutava l’idea di dover convivere con un virus innescato da una maledizione; un virus che avrebbe offuscato la sua bellezza senza tempo, la sua tranquillità e, di conseguenza, le sue giornate.
Rigettava quell'abominio che si palesava dinanzi alla vista senza alcun preavviso; orrore che divenne sempre più reale. Il terrore dei racconti uditi lo tormentava di giorno, al mirarsi allo specchio, e di notte quando le ombre parevan muoversi verso di lui. Cominciò a notare i primi cambiamenti, le mani sembravano zampe affusolate, così come i piedi. La pelle si scuriva assumendo un tono scarlatto e lo sguardo, da sempre sognatore, si tramutava in funesto. Era la pazzia che aveva preso il sopravvento, impossessandosi dell’ipotalamo, ostruendone ogni volontà.
Sì, la maledizione aveva colpito anche lui ma, a differenza del gruppo, unicamente lui ne era a conoscenza perché soltanto lui si accorse del mutamento.
Nessuno seppe mai la verità su Federico o se fosse interamente frutto della mente malata e spaventata da una possibile metamorfosi. Ad alcuno fu dato saperlo, se non l’uomo stesso e Marta Vasselli. Fatto è che di lui si perse ogni traccia. Neppure Empiréa ne aveva più ricevuto notizia.
Ciò che premeva Tiepole era lasciare Emma fuori da quell'immane dolore, un segreto che non avrebbe mai visto luce durante la permanenza in quel luogo.
Quel che ne è stato del ragazzo ridente non riguardava gli altri maledetti. Se da qualche parte fosse emersa una traccia, la falsa pista del sindaco sarebbe stata compromessa.
Tuttavia, fino a quel momento Emma doveva restare avulsa da quella storia.

04 Racconto: Contest "Una pagina per un libro"

di Sonia Tortora
WORMAN


Fuggiva nella notte inseguito da un'ombra oscura e minacciosa. Poi cadde. Si rialzò. Correva ancora. Infine scivolò sul terreno bagnato finendo in una buca piena di vermi.
Non erano normali anellidi, bensì invertebrati grossi come serpenti, che lo mordevano causando escrescenze purulente da cui fuoriuscivano altri piccoli vermi.
Urlò di terrore, finché uno di quegli esseri mostruosi gli entrò nella gola e lo soffocò.
«Ahhh...»

Federico aprì gli occhi. Il sudore gli imperlava la fronte e il pigiama era fradicio. Si era trattato solo di un incubo, lo stesso che ormai si ripeteva da oltre un mese.
Non dormiva da tempo e le rare volte in cui riusciva a chiudere gli occhi, dopo aver preso un sonnifero, aveva il sonno agitato da visioni di morte.
Cercò di tranquillizzarsi. Nella stanza regnava il silenzio, non potevano esserci pericoli, era tutto frutto della sua fantasia.
A un tratto avvertì un forte prurito alla caviglia. Andò in bagno a controllare: la zona era gonfia e pulsava, come se ci fosse qualcosa di vivo dentro.
La pelle cominciò a lacerarsi e dalla fessura uscirono dei piccoli mostri striscianti e bavosi.
Federico si buttò sotto la doccia cercando di lavarli via, ma appena ripuliva un foro se ne creava subito un altro in una diversa parte del corpo.
Si stava lentamente coprendo di pustole traboccanti di vermi e lui era la matrice che li nutriva e covava fino alla schiusa.
Si guardò allo specchio e anche il suo volto si stava trasformando in qualcosa di disgustoso.
Era in preda al panico e non sapeva cosa fare.
Estrasse un rasoio dal mobiletto del bagno e cominciò a recidere le escrescenze per liberarsi dei nidi di quei mostri.
Sul pavimento i brandelli di pelle erano mischiati ai grumi di sangue.
Vermi ovunque, sui muri, sul corpo, attaccati alla finestra: Federico stava impazzendo.
Si guardò ancora allo specchio e vide qualcosa muoversi nella gola. Non riusciva più a inghiottire, la matassa era troppo grossa e ostruiva l'esofago. Allora spalancò la bocca e colate di lombrichi e bava fuoriuscirono ricadendo nel lavandino e lasciandogli un retrogusto di terra e humus tra i denti.
Il ragazzo si incise la carotide con la lama affilata del rasoio, ponendo fine alle sue sofferenze.
La maledizione si era rivelata.
Il cadavere fu trovato dopo diversi giorni, perciò i vermi che ricoprivano la sua carcassa furono considerati il risultato di un fisiologico processo di decomposizione.
Probabilmente tutti i tranquillanti ingeriti dovevano aver causato al ragazzo allucinazioni e visioni paranoiche che l'avevano spinto a togliersi la vita. O almeno questa fu la versione che venne data alla comunità.
Solo Marta Vasselli sapeva cosa fosse realmente successo.

03 Racconto: Contest "Una pagina per un libro"

di Giulia Stefanini

Lo scricchiolio delle foglie secche sotto i suoi passi, veloci per fuggire a un destino che gli stava addosso come se lui fosse l’unico, iniziava a infastidirlo.
Dovette fermarsi per non gridare, quei rumori del bosco che un tempo lo avevano cullato nei lunghi giorni d’estate, ora risvegliavano in lui un forte odio.
Odio che si colorava di rosso vermiglio ogni volta che il vento soffiava tra i rami delle querce, gli stessi su cui amava dondolarsi.
Si prese la testa tra le mani, cadde in ginocchio nel fango. Fermo. Immobile. Solo il suo pensiero era in movimento:

“Cosa farò adesso?”

Queste parole lo tormentavano, non lo lasciavano più riposare, vorticavano nella sua testa uccidendo tutto il resto.
Sentiva la sua umanità soccombere, svanire come l’ombra di ciò che era.
Il dolore fu improvviso e lancinante.
Portò le mani alle tempie, ferendosi.
Dove prima c’era pelle poco abbronzata dal sole, ora spuntavano due corna appuntite, rosse come l’odio che lo divorava dentro.
Doveva vederle.
Inciampando su tronchi caduti e radici cercò di raggiungere lo specchio d’acqua che divideva in due il boschetto.
Con il fiato in sospeso, per ciò che lo aspettava, chiese alle gambe un ultimo sforzo.

S’inginocchiò e prese l’acqua tra le mani, senza aprire gli occhi.
Lasciò che la freschezza del liquido lo portasse lontano e si immerse nei ricordi di ciò che era stato.
Una voce iniziò a ronzargli in testa, era profonda e roca:

“Ormai sei mio .. non opporti! Non senti il desiderio di carne crescerti dentro, dal pozzo senza fine del tuo stomaco?”

Una fragorosa risata gli travolse la mente, gli tolse il respiro e lo costrinse a sentire il vuoto nello stomaco.
Aveva fame.
Sentì la necessità di cibarsi di tenera e succosa carne umana, l’essere che stava diventando né aveva necessità.
La poca volontà rimastagli lo costrinse a prendere atto di ciò che sarebbe stato: un demone.
Un mostro assetato di sangue.
La mano si allungò ad afferrare il pugnale che teneva sempre con sé.
Senza piangere, gridare, pensare, se lo impiantò nel petto dividendo a metà il cuore, spaccato in due come la sua natura.
Strisciando arrivò al lago, questa volta guardò il suo riflesso:
la pelle rossa più del sole stonava con il biancore dei suoi denti, le corna appuntite ripiegate su se stesse rischiavano di ferirlo.
E capì di aver compiuto l’unico gesto possibile.
Si accosciò a terra esternando il dolore con una fragorosa risata.

02 Racconto: Contest "Una pagina per un libro"

di Simone Brescia


Se il terrore avesse potuto adagiarsi su un volto, quello sarebbe stato il suo. Emilia mi guardava a occhi sgranati, con la bocca incapace di articolare parole compiute e il corpo squassato da brividi intensi.
Il suo sguardo si spostava alternativamente dalla vittima sbranata ai miei piedi alle mie fattezze mostruose. Ma non fu quello il peggio. Il terrore potevo sopportarlo. Quello che non ressi fu il lampo di riconoscimento che brillò nei suoi occhi. Mi girò la testa. Aveva visto il mio tatuaggio; il nostro tatuaggio. Due cuori intrecciati a spirale.
«Quel tatuaggio! T-tu non – lei scosse la testa, come per scartare l’ipotesi - non è possibile vero?» si scostò la maglietta, mostrando il suo tatuaggio, appena sotto l’ombelico.
Chinai la testa. Le lacrime le solcarono sulle guancie «E’ solo un incubo, vero? – si prese la testa fra le mani- Ora tornerò a casa e mi sveglierò. Tu non puoi essere questo- mi indicò- tu non puoi essere questa cosa!».
Nel buio di quello scantinato, con i miei nuovi occhi felini, vidi il volto di Emilia accendersi di pietà e di compassione. E’ curioso come noi esseri umani investiamo buona parte del nostro tempo a costruire maschere per proteggerci dai sentimenti altrui. Amiamo fingere di essere felici, duri, incrollabili. Ma basta un attimo per infrangere le nostre illusioni e per fare tabula rasa dei nostri propositi.
Sotto quello sguardo pieno d’amore per me sentii il mio cuore farsi in tanti piccoli pezzi affilati. La voce gracchiante della strega riecheggiò nella mia testa «Ora sei un figlio del male. Ella sarà un degno sacrificio».
Mi immaginai nell’atto di trafiggerla con le mie corna da capra. Feci un passo verso di lei. Belai, pregustando il sapore della sua carne tenera e fresca. «Sì così –continuò la strega- lascia andare il tuo vecchio io ».
La contemplai e una parte di me si raggelò all’istante. Emilia stava sorridendo. Un sorriso triste, ricolmo di rassegnazione e di pietà. Lei credeva in me.
«Perché, ti fermi ora? – domandò la voce- è solo un sacrificio al nuovo te stesso». Incombevo su Emilia «Federico?» domandò lei. Avvicinai la mia mano di mostro alla sua mano di donna. Lei non la ritrasse. Mi portai la sua mano al petto. Era il nostro modo per dirci ti amo.
Mi accarezzò «Anche io ti amo! Ti prego non –singhiozzò- non voglio perderti!». Sentii l’istinto della bestia lottare per riprendere il controllo. Indicai a Emilia le scale. Lei si impietrì. Sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo visti. Mi abbracciò. Era piccola e fragile, eppure si aggrappava a me con tutta sé stessa.
Dimenticai di essere un mostro, tornai a essere il Federico di sempre, quello che prendeva il sole sui prati di Tiepole. La allontanai lentamente. La vidi incamminarsi sulle scale, uscendo dallo scantinato in ombra.
«Sei ancora in tempo! Puoi ancora farcela! Uccidila e sarai di nuovo umano, te lo prometto!» bisbigliò la voce, ma la ignorai.
Emilia si voltò una sola volta «Addio» disse. Avessi potuto avrei sorriso, ora potevo andarmene da uomo. Ero ancora in tempo.
«Cosa pensi di fare? Non te lo permetterò!» gracchiò la strega. Frugai fra le tasche della vittima, tirando fuori un accendino.
«Questo non ti renderà umano!» continuò la voce. Tirai un calcio alle bottiglie di whiskey, sentendole spaccarsi. Mi ricoprii d’alcool con la zampa libera.

«Sei solo uno scherzo della natura!» disse la voce. Accesi l’accendino. Il mio ultimo pensiero, prima che il fuoco mi bruciasse vivo, fu “E tu non sei altro che una miserabile vecchia”. 

01 Racconto: Contest "Una pagina per un libro"

di Mauro Sighicelli


Ebbi l’arguzia di comprendere che si era creata una situazione d’imbarazzo nei miei confronti, tale da cercare di provocarmi. Intuii che i presenti nel bar, con i loro perversi silenzi, sembravano quasi tutti d’accordo nel cercare di sfidarmi, di interrogarmi, per ottenere un favorevole giudizio, quasi dovessi giustificarmi nei loro confronti. 
   Ines si strinse nello scialle che la avvolgeva, e, senza degnare il sindaco di uno sguardo, cercò di guadagnare l’uscita della porta del bar, quasi a volersi sottrarre a qualsiasi congettura. 
“Si fermi!” Intimai, e feci quasi il gesto di trattenerla. 
“Se sa qualcosa su questo losco decesso, lo riveli ora, davanti a tutti, e cerchiamo di far luce su questa poco chiara vicenda!”. 
   La sgualdrina sorrise, poco convinta, e gracchiò il suo livore: “Fermarmi? Povera cretina, cerchi di far luce proprio ora che dovresti avvolgerti nella tua ombra! Ma non hai ancora capito che sei tu la prescelta, e che tutti, e dico tutti, ti reclamano? Guarda questi sguardi, scruta questi volti, e leggi nei loro occhi la risposta alle tue domande! Non si sfugge al proprio destino!” Si divincolò dalla mia presa poco convinta, e scomparve senza una risposta. 
   Ero allibita, ma ritenni almeno di aver guadagnato la comprensione degli avventori del bar. Li scrutai ad uno ad uno: sembravano attori che recitavano una parte, di cui però ero io la protagonista inconsapevole. 
Preferii tacere, per non rompere l’incantesimo di quegli istanti, e, solo allora, il sindaco prese coraggio e si rivolse a me con evidente imbarazzo: “La signora Ines è stata, per lungo tempo, l’unica donna frequentatrice di questo bar. Agli occhi delle mogli degli avventori è parsa, talvolta, una sorta di meretrice, e, per questo, le sue parole sono spesso condite da livore e disprezzo. La prego di ignorarla, di perdonarla, e di non farsi strane congetture. Al capezzale del povero Federico Marino c’è stata solo lei, in fondo, per alleviare le sue pene…”
   “E chi altri avrebbe osato proporsi?” Esplose Lorenzo, sollevando gli occhi dal tavolo sgombro, in un gesto di sfida verso i commensali.”Federico non era più lui, o, meglio, non so neanche cosa fosse, quando è morto. Nessuno ha avuto il coraggio di assisterlo, e forse Ines è stata l’unica in grado di non intimorirsi davanti alla gravità della sua trasformazione… cioè, della sua malattia, che lo ha trasformato in un non vivo.” 
“Cos’è un non vivo?” Chiesi, ma colsi, nel frattempo, un brusio che si stava sollevando all’interno del bar. Convenni di essere l’unica signorina presente all’interno del locale, ed ebbi la sensazione di essere scrutata da sguardi libidinosi, neanche fossi stata nuda, vittima di un tentativo di stupro di gruppo. 
   Fu un sesto senso a portarmi velocemente fuori dal bar, nel disperato tentativo di riuscire a raggiungere Ines, quasi a volermi confrontare con lei su quanto potente fosse il peso di essere vittima del giudizio di quei nefasti personaggi! Il sindaco l’aveva velatamente accusata di essere una prostituta, quando invece proprio lui aveva l’atteggiamento di esserne un potenziale fruitore! 
   Dovevo avere delle risposte, prima di fuggire da Tiepole, e la cercai nelle strette viuzze del paese. Ma la sensazione di non essere sola non mi abbandonava, in quella notte rivelatrice, ed ebbi come il sospetto che qualcuno mi stesse seguendo: non so perché, ma lo associai al povero Federico Marino, e mi sorse spontaneo un interrogativo: era davvero morto dopo una lunga malattia? 
   O, piuttosto, il suo era stato un suicidio, impaurito da quello in cui si stava per tramutare, incapace di fronteggiare il potere che qualcuno gli stava trasmettendo, troppo grande anche per lui? 
Ma potevo intimorirmi per un non vivo, neanche fossi una adolescente scoperta sul posto delle fragole, solo perché la notte incombeva e mi ero sentita ferita nella mia intimità da un gruppo di perversi avventori, in uno squallido bar di Tiepole? 
   Assorta nelle mie elucubrazioni, faticai a percepire il bisbiglio, e me ne accorsi solo quando udii il mio nome: “Emma Onofri, vieni qui, senza girarti indietro: per favore!” 
   Mi voltai: il gracchiare di Ines era inconfondibile. “Ascoltami, ragazza: sei sciocca se non mi darai ascolto! Il povero Marino è morto, è vero, ma quella megera di Marta Vasselli è riuscita a tramutarlo in un non vivo, ed ora la sua essenza gravita intorno a noi, con le nuove doti che ha acquisito.” 
   Mi avvicinai a quella donna avvolta nel suo scialle, ed il suo bisbiglio sembrava il delirio di una posseduta. “E’ vero che lei ha vegliato sul suo letto di morte? E’ stata l’unica anima caritatevole, in questo calvario!” La guardai da donna a donna: mentre tutto il paese mormorava, Ines si era sobbarcata un peso enorme. 
   “Taci, scellerata! Non hai proprio idea di come io stia ancora pagando l’aver assistito alla mutazione di Marino! E l’aver assaggiato la sua mutazione, non mi rende felice, perché sono screditata agli occhi di Tiepole!” 
   Non capivo, e non riuscivo a seguire il nesso delle sue farneticazioni. Cercai di tranquillizzarla con la mia presenza, e, con un gesto di conforto, astutamente le chiesi: “Come è morto Francesco Marino?” 
   “Si è suicidato!” Bisbigliò lei: “Si è dato fuoco, cosparso di benzina, incapace di amministrare la sua mutazione!”
   “E in cosa si era trasformato? Cosa c’entra mia nonna in tutto questo?” 
  “Si era trasformato in un essere stupendo… ma, al tempo stesso diabolico! Ma io l’ho visto, ho potuto assaggiarlo, ed ora tutto il paese mi marchia di un timbro che non mi appartiene; sono considerata alla stregua di una volgare prostituta!”
   “In cosa si era trasformato?” Chiesi, con malcelata insistenza, sia perché avvertivo una presenza incombente su noi due, sia perché mi sembrava che Ines stesse per rivelarmi una verità nascosta.
   “Assumeva sempre più l’aspetto di una stupenda creatura, ma, durante la lenta agonia, si stava trasformando in un essere con due organi genitali maschili, di cui uno più prominente dell’altro: un demonio!” 
Arretrai, turbata: “Non ci credo! Ines, tu sei pazza! Vuoi farmi credere che si sia tramutato in un essere in grado di soddisfare due donne, contemporaneamente?” 
   Ines sorrise, beffarda. Sputò al suolo, poi esplose gracchiando: “Perché no? Oppure, più semplicemente, come è successo a me, poteva portarmi al supremo piacere con due membri, contemporaneamente, e tu non puoi neanche immaginare lontanamente di cosa possa essere capace un non vivo dotato di simili doti!” 
   Gli occhi di Ines brillavano di luce propria, ma sembrava il volto di una pazza, mentre si accalorava nella sua invenzione. “Si è allontanato tra le fiamme… ma può non essere morto… oppure, se non è sopravvissuto, può essersi trasformato in un non vivo. Ed è per questo che lo vado ricercando, negli angoli più desolati della città, lontano dalle coppie normali, dove solo il piacere che ho provato mi può spingere! E, se tu sei la prescelta, ti consiglio di abbandonare Tiepole, prima che lui ti trovi.”
   “Può farmi del male?” Chiesi, preoccupata. “Può farti così male da non riuscire più a liberarti di lui, del suo corpo, della sua potenza maschile: può trascinarti in un delirio da cui potresti non uscirne mai più.” 
  Ciò detto, così com'era comparsa, Ines si dileguò, lasciandomi al tempo stesso sconcertata e turbata per aver scoperto il motivo della mutazione di Federico Marino e la triste vicenda del suo probabile epilogo.

domenica 9 giugno 2013

RECENSIONE: La casa prigioniera del tempo

Titolo: La casa prigioniera del tempo
Autore: Sara Singleton
Pagine: 215 p.
Prezzo: € 10 (versione cartacea)
Editore: Piemme (Collana Piemme Junior)
Genere: Fantastico
Scheda su Anobii: qui

Trama: Century House la casa in cui Macy vive con il padre, la sorellina Caroline e due governanti, è avvolta da un velo che la rende invisibile a tutti. I suoi abitanti si svegliano al tramonto, si addormentano all'alba e ogni giorno si ripete identico all'altro, in un perpetuo inverno. Finché una mattina Macy trova sul suo cuscino un fiore di bucaneve. Chi l'avrà lasciato? E per quale motivo? I ricordi di un lontano passato comiciano ad affiorare e la ragazzina decide di scoprire il segreto che circonda la sua famiglia...
Età di lettura: da 13 anni.

Note sull'autore: Sarah Singleton è nata a Thornbury nel 1966. Ha studiato presso l' Università di Nottingham e ha viaggiato in Europa, India e Nepal. Ha lavorato come reporter per giornali e settimanali locali prima di diventare una scrittrice e giornalista free-lance nel 2007.

La mia opinione:
Premessa: ok non ho tredici anni ormai da un bel pezzo, ma la trama di La casa prigioniera del tempo mi sembrava molto interessante, per cui malgrado fossi fuori target ho deciso di dargli un'opportunità. Non l'avessi mai fatto (in teoria i romanzi per ragazzi se scritti bene potrebbero essere benissimo apprezzati anche da un pubblico adulto). Penso che alla Piemme l'etichetta Junior stia a significare che possono pubblicare anche un romanzo scritto con i piedi, tanto è per i junior, "loro mica capiscono ste cose" (naturalmente in senso ironico). Visto che il romanzo è di un'autrice straniera, non so se le colpe siano da ricadere alla stessa autrice e al suo editor, o alla traduzione italiana (e non lo posso appurare perché non sono così brava con l'inglese, oltre a non disporre della versione originale per poterla confrontare), sta di fatto che la Piemme secondo me doveva ricontrollare meglio il testo. 

giovedì 6 giugno 2013

RECENSIONE: La casa per bambini speciali di Miss Peregrine

Titolo: La casa per bambini speciali di Miss Peregrine
Autore: Ransom Riggs
Pagine: 382 p.
Prezzo cartaceo: € 9,99 (su amazon scontata a € 7,43)
Prezzo ebook: € 6,99 (su amazon)
Editore: Rizzoli
Genere: mistery, fantastico
Scheda su Anobii: qui

Trama: Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l'oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all'orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d'epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Possibile che quei bambini siano ancora vivi, e che - protetti, ma ancora per poco, dalla curiosità del mondo e dallo scorrere del tempo - si preparino a fronteggiare una minaccia oscura e molto più grande di loro?

Note sull'autore: Ransom Riggs è nato in Florida e si è diplomato al Kenyon College e alla Scuola di cinema e televisione della University of Southern California. È  autore di cortometraggi (visibili sulla sua pagina di Youtube www.youtube.com/ransriggs), blogger, scrittore di viaggi, collezionista di fotografie d’epoca. Vive a Los Angeles con la moglie e un gatto. La casa per bambini speciali di Miss Peregrine è il suo primo romanzo. Il suo sito internet è www.ransomriggs.com.


La mia opinione:
Protagonista di La casa per bambini speciali di Miss Peregrine è Jacob, ragazzino di sedici anni molto affezionato alla figura del nonno. E' lui che ci racconta in prima persona la sua vita, iniziando dall'infanzia, in cui passava il tempo ad ascoltare le storie affascinanti del nonno.

"Fin da bambino, il nonno era per me la persona più affascinante al mondo. Era cresciuto in un orfanotrofio, aveva combattuto in guerra, aveva attraversato gli oceani in piroscafo e i deserti a
cavallo, si era esibito in un circo, sapeva tutto sulle armi da fuoco, l’autodifesa e la sopravvivenza in
condizioni estreme. Parlava almeno tre lingue oltre l’inglese. Tutto ciò appariva insondabilmente esotico a un ragazzino mai uscito dalla Florida, e ogni volta che lo vedevo lo scongiuravo di raccontarmi una storia. Lui mi accontentava sempre, dandomi l’illusione che quelle storie fossero segreti riservati esclusivamente a me."

lunedì 3 giugno 2013

RECENSIONE: Corner's Church

Titolo: Corner's Church
Autore: Matteo Zapparelli
Pagine: 184 p.
Prezzo: € 2,49 solo versione ebook
Editore: Narcissus Self Publishing, 2012
Genere: Thriller
Scheda su Anobii: qui

Trama: Alex Snyder, detto il Biondo, è un agente federale la cui unica ossessione è quella di trovare e ammazzare con le proprie mani un pericoloso serial killer, soprannominato Serpe, che ha ucciso il suo più caro amico e collega Bob. Il Biondo è un uomo malato, al quale un grave tumore al cervello ha concesso al massimo un paio d'anni. La sua vita non ha più alcun valore. Pur di trovare Serpe è disposto a tutto, scendendo a qualsiasi compromesso. Seguendo le tracce dell'assassino il Biondo giunge a Corner's Church, una minuscola cittadina del Colorado, dove stringe un patto con il vicesceriffo Benson, un uomo arrivista e svogliato, il cui unico interesse è concludere la carriera in bellezza. Tenendo nascosto il caso all'FBI, Benson spera di prendersi tutti i meriti, lasciando al Biondo la sua personale vendetta.

E' un gioco perverso, quello di Serpe, ma è un gioco nel quale solo il Biondo è protagonista...


Note sull'autore: Matteo Zapparelli è nato e cresciuto a Verona, meravigliosa città racchiusa tra le acque azzurre del Lago di Garda e la verdeggiante pianura padana. Accanito lettore fin da giovanissimo e appassionato di letteratura americana, apprezza scrittori e generi letterari tra loro diversissimi. Scrive fin da ragazzino: suoi racconti e poesie sono stati pubblicati su riviste, in antologie, e alcuni sono stati finalisti di premi letterari. Laureato in architettura al Politecnico di Milano, da diversi anni collabora con singoli autori e case editrici in qualità di editor freelance. Ama gli animali, i boschi, le lunghe camminate all'aria aperta, la notte, i Coldplay e i Muse, i film dell'orrore, i romanzi di Preston&Child, e ha un debole per il tiramisù.
Nel 2012 ha pubblicato Corner's Church, un thriller dalle tinte fosche ambientato nell'America dei giorni nostri, disponibile esclusivamente in formato eBook. In autunno 2013 uscirà nelle librerie il primo volume della saga di Wolf Lineage.


La mia opinione:
Oggi vi voglio parlare del romanzo d'esordio di un giovane scrittore, Matteo Zapparelli, che ha deciso di auto-pubblicarsi per questa sua prima esperienza in versione ebook. Corner's Church è un thriller, per cui non proprio il mio genere. Devo ammettere la mia ignoranza, mia unica esperienza con il genere in questione è attraverso film e telefilm, ma devo dire di non essermi pentita della lettura, una piacevole esperienza anche per chi non è avvezzo al genere.

Il romanzo inizia in una "notte di lupi", durante la quale "una pioggia scende gelida e impietosa da un cielo nero pece". Si capisce bene che fin dalle primissime battute veniamo catapultati in un mondo a tinte fosche, da buon noir che si rispetti. A sfrecciare sulla statale una vecchia Dodge, guidata dal nostro protagonista: l'agente federale Alex Snyder, soprannominato Il Biondo. 

Il Biondo è un personaggio duro, neanche più un uomo ma un automa, che compie le sue azioni ormai in maniera quasi meccanica. E' un uomo colpito duramente nell'animo dalla morte del suo migliore amico e collega Bob, ed è deciso a farsi giustizia una volta per tutte. Inoltre è malato, il tumore al cervello non gli lascia alcun scampo se non qualche altro anno di vita (il tempo necessario per poter finire la sua missione). Per cui è un personaggio difficile da digerire, sicuramente, all'inizio non mi andava molto a genio. 

L'unica ragione di vita per lui è diventata quella di rincorrere Serpe, uno spietato serial killer che ha ucciso diverse ragazze e che ogni volta si lascia una scia di sangue nei luoghi in cui soggiorna. La sua ricerca lo porta a Corner's Church, una minuscola cittadina del Colorado. Qui conosce il vice sceriffo Benson. I due fanno un patto, Benson terrà il segreto sulla presenza del federale e sul reale motivo per cui è lì, in cambio spera di poter concludere la carriera arrestando il pericoloso serial killer, che l'FBI ha soprannominato Il Macellaio, perché uccide e fa a pezzi le sue giovani vittime, tutte donne.

Il romanzo è scritto in terza persona, ogni tanto però ritroviamo qualche capitolo scritto in prima persona in cui a parlare è direttamente il nostro protagonista Il Biondo che si rivolge a Serpe o Serpe che si rivolge al Biondo, e questa cosa l'ho apprezzata per staccare in alcuni momenti e conoscere in modo più approfondito la mentalità e le ragioni che spingono i protagonisti a compiere le loro azioni. La narrazione scorre liscia, e il romanzo ti trasporta nelle vicende di questa piccola cittadina, dove tutto ci si aspetterebbe tranne di avere un serial killer che giri indisturbato. 

Unici appunti che mi sento di dare all'autore sono questi: uno a volte il narratore interviene pesantemente e commenta la vita dei personaggi di cui sta narrando le vicende, e questo mi ha dato un po' fastidio (in certi casi può anche andar bene, ma ad esempio quando vediamo il vice sceriffo a casa sua che guarda la TV e il narratore ci fa sapere che Il Biondo aveva ragione a non ritenerlo un tipo da basket, questo è un intervento che il narratore secondo il mio modestissimo parere non avrebbe dovuto fare). Punto due in alcuni capitoli ritroviamo i pensieri di diversi personaggi, che si susseguono in maniera ravvicinata, questo secondo me crea confusione (almeno a me un po' da fastidio). Punto tre in alcuni pezzi si sente troppo la smania di voler raccontare la vita dei personaggi protagonisti di alcune scene, come quando si racconta la vita travagliata e difficile di Claire (preferisco quando certe informazioni vengono dosate e non buttate al lettore tutte in una volta, inoltre se i personaggi sono secondari non importa molto al lettore conoscerne vita morte e miracoli, perché così vengono distratti dalla storia principale e dalla scena che si sta svolgendo). I pensieri espressi chiaramente in corsivo li avrei limitati al protagonista, ma questa è una mia opinione personale. Naturalmente questi sono miei piccoli appunti e pensieri (condivisibili o meno), che non hanno intaccato più di tanto la lettura. In ogni caso va dato atto allo scrittore una buona capacità di saperci far immergere nella storia narrata, dimenticandoci di tutto il resto.

Il personaggio del Biondo a un certo punto si lascerà coinvolgere più di quanto si sarebbe aspettato da una giovane ragazza, Claire, che lavora come segretaria al Municipio. Una ragazza che ha vissuto una vita difficile, essendo rimasta orfana di madre fin da piccolissima, affidata poi al padre il quale si alcolizzava e la picchiava. Unico suo sogno, dopo il suicido del padre, è quello di poter recuperare la vecchia fattoria di famiglia a cui è molto legata. Mentre la cittadina sarà sconvolta da numerosi altri omicidi e le indagini continueranno, con alcuni buchi nell'acqua, il rapporto tra Claire e Il Biondo si approfondirà. Il cambiamento repentino del Biondo mi ha lasciato un po' perplessa, secondo me cede troppo facilmente. Prima è l'uomo a cui non importa nulla della vita, delle persone, insensibile a qualsiasi sentimento e dopo è un uomo che ha ancora voglia di sognare, certo preferisco di gran lunga la seconda versione, ma era più credibile la prima. 
All'inizio non riuscivo a capirne il senso, come non riuscivo a capire tutti i messaggi lasciati da Serpe e tante altre cose. Ma tutto ciò in realtà ha un senso ben preciso che si spiega nel finale mozzafiato, ecco il finale vale tutto il romanzo e mi è piaciuto un sacco. Consigliatissimo anche solo per poter leggere il colpo di scena finale. Complimenti vivissimi all'autore. 

Con questo è tutto, alla prossima.
Angela 
Club Urban Fantasy

RUBRICA "Cosa penso di...": Gli ebook

Buongiorno a tutti miei cari lettori del blog. 
Ieri mi era venuta un'idea su una nuova rubrica per il blog (lo so apro nuove rubriche e poi non ho mai tempo di portarle avanti, ma cercherò di sforzarmi, dovete sapere che io e la costanza -no non è una mia amica- facciamo spesso a botte).
In realtà non si tratta di una vera e propria rubrica, volevo solamente esprimere le mie opinioni su argomenti attinenti al mondo dei libri (e in caso al mondo dei film/telefilm altra mia passione).
Ultimamente sento questo bisogno impellente (no non devo andare in bagno xD) di dire come la penso su tante cose, il più delle volte scrivo i miei pensieri su facebook, ma mi rendo conto che non tutti i miei contatti sono interessati a questi argomenti. Per cui quale posto migliore per esprimere le mie idee se non il mio blog? Alla fine è nato per questo, anche se spesso me ne dimentico in quei periodi in cui vado alla deriva (e abbandono il blog al suo destino).
Per l'appunto la rubrica l'ho intitolata banalmente "Cosa penso di..." oggi vi parlo degli ebook.

Secondo la definizione di wikipedia un ebook (scritto anche e-book o eBook, ma io preferisco ebook e basta) è un libro elettronico, in formato digitale, che si può leggere tramite il computer (abbastanza scomodo come metodo) o altri dispositivi mobili (smartphone, tablet ecc.).
Di solito però il metodo migliore e più comodo per leggere un ebook è usare un ebook reader o eReader, con schermi appositamente ideati per non far stancare gli occhi e rendere la lettura simile a quella che si ha con la carta stampata.

Vi racconto ora la mia esperienza personale con questo modo diverso di leggere a cui sono molto legata (tanto che ormai leggo quasi esclusivamente in formato ebook).

domenica 2 giugno 2013

Podio contest: "Una pagina per un libro"



A cura di:
 Alessandra Paoloni, Stefano G. Muscolino
Argeta Brozi (Butterfly Edizioni) e Angela Visalli

Anche questa avventura è finita e, come con tutti i concorsi/contest da noi organizzati, è arrivato il momento di decretare il vincitore di: "Una pagina per un libro (contest letterario)"
Inanzitutto voglio ringraziare la Butterfly Edizioni che ci ha contattato per indire quest'evento, permettendoci così di poter consocere nuovi talenti per quanto riguarda la scrittura.
Un ringraziamento speciale va anche ad Alessandra Paoloni, autrice di La discendente di Tiepole e di vari altri romanzi, sponsor ufficiale di questo evento.
Infine voglio ringraziare sopratutto voi che avete partecipato: è grazie a voi se questi eventi prendono vita e possono avere più o meno successo.
La selezione non è stata affatto facile, in quanto abbiamo due parimerito come vincitori! Lo stesso è accaduto anche con il terzo posto. Il punteggio non lascia scampo, ma solo un testo poteva effettivamente vincere. I due racconti arrivati parimerito sono i seguenti: il racconto di Elisabetta Baldan, ricco di phatos, con una bellissima narrazione e un'ottima ambientazione (molto vicina a quella del mondo della "La discendente di Tiepole") e il racconto di due ragazze, che sono Valentina Alessandrella e Alessia Terranova, scritto in maniera molto curata, a quattro mani e con una buona dose di introspezione, che ci ha fatto emozionare.
Il dibattito è stato lungo su questi due bellissimi testi, ma alla fine siamo arrivati ad una conclusione univoca.

Ringrazio a tutti gli altri per la partecipazione.

Ps: se qualcuno vuole pubblicare il proprio racconto sul nostro blog, può farlo!
Dedicheremo uno spazio "speciale" per i vostri testi e le persone potranno leggerli.
Potete contattarci alla e-mail: Cluburbanfantasy@virgilio.it

Stefano G. Muscolino

Per visualizzare il bando, cliccate qui

CLASSIFICA:


1° POSTO 
Valentina Alessandrella e Alessia Terranova 
PUNTI 76/100


2° POSTO 
Elisabetta Baldan 
 PUNTI 76/100



3° POSTO 
Sonia Tortora 
PUNTI 74/100

 

4° POSTO
Enrico Arlandini 
PUNTI 74/100


5° POSTO 
Gemma Anna Sergi 
PUNTI 71/100


6° POSTO 
Sara Marino 
PUNTI 70/100


7° POSTO 
Fabio Conte 
 PUNTI 69/100



8° POSTO 
Simone Brescia 
 PUNTI 68/100



9° POSTO 
Marco Bertoli 
PUNTI 67/100


10° POSTO 
Annarita Pizzo 
PUNTI 65/100


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